oggi non è una gran giornata. o meglio , potrebbe esserlo :
c’è il sole, posso passare del tempo con mio marito e la mia bimba torna presto.
stasera poi c’è Barcellona-Inter
e mi chiedo, usando bestemmie come intercalari, che cazzo vuoi di piu’ da sta giornata? nulla.
[apro una piccola parentesi calcistica]
sembrera’ stupido ma quando c’è l’ Inter, per 90 min piu’ recupero mi sento parte di qualcosa, che non so se è bene o male.. non mi interessa nemmeno valutarlo, sinceramente. godo degli effetti. per quel limitato spazio di tempo condivido qualcosa con altri.
con leggerezza, senza menate, senza dover camminare in punta di piedi che per altro è una cosa che non so fare.
Credo che sia un po’, per chi non è interessato al calcio, come quando gioca l’Italia ai mondiali..la maggior parte delle persone che conosco di cui del calcio non gliene frega un beneamato cazzo..si “trasformano” e durante le partite diventano *peggio* di quelli che il calcio ce l’hanno nel cuore, di quelli che… “se perdiamo almeno per un paio di giorni mi gira il cazzo”
Comunque ecco. mi sento così durante la partita…e anche in pre-partita…e anche in post-partita. insomma se gioca l’inter io mi sento come se QUEL giorno io avessi un “appuntamento” con il mondo..che è una cosa che mi fa bene e mi fa piacere.
[chiudo la piccola parentesi calcistica]
ma devo anche essere sincera con me stessa, mi si insegna..
e allora scavo dentro e cerco di capire CHE CAZZO HO, cioe’ lo so cos’ho..ma voglio capirmi meglio.. perchè la soluzione che ho trovato è troppo facile. e non da effetti.
spulcio ogni pensiero negativo, fomento quella parte fino a che vedo emergere la verita’ in tutto il suo complesso. ed è un delirio. un enorme bestemmione. mi tremano le mani e avrei voglia di urlare e spaccare tutto…
ho un tarlo, un tarlo che si era assopito e ieri pomeriggio è sbucato dal nulla piu’ forte e vigoroso che mai.
un tarlo a cui avevo dato nome e un cognome, e anche un sacco di ameni aggettivi.
ignorarlo non è facile…ma mi ci ero messa di impegno e ..con razionalita’ e fermezza e anche un po’ di menefreghismo c’ ero arrivata benissimo. ce la potevo fare. ce l’avevo quasi fatta, pensavo. mi era anche stata suggerita la strada per farlo, ma evidentemente se vuoi risolvere un problema che non puoi risolvere..e per di piu’ gli assegni un altro nome, beh è un po’ come lottare contro i mulini a vento…fai una gran fatica e non risolvi un cazzo.
e me ne sono resa conto perchè se ignorare il tarlo mi aveva dato un effetto placebo..affrontarlo è un altro paio di maniche.. non è proprio periodo di vestirsi da Ipocrimon® e far finta che tutto vada bene, ma non è nemmeno periodo di far smattate.
come faccio, faccio male, si dice qua.ancora convinta di aver capito e conosciuto il tarlo.
beh mi mentivo, ed elucubravo anche..pensavo “mi ci dovro’ affezionare a sto tarlo, un po’ come quando entro in un tunnel e non riesco a uscirne..e quindi inizio a arredarlo. debellarlo per ora non mi è proprio possibile”
ma poi scava e riscava..e capisci che è molto piu’ intimo il problema. il problema sei tu.
non ti puoi lamentare
se senti una lama in un fianco
se hai indicato tu dove metterla per farti piu’ male
se hai dato tu il coltello, dalla parte del manico, perchè sei anche troppo educata.
Ci sono persone che incontriamo durante la nostra vita, a cui noi assegnamo un peso, un peso e un valore che non ci hanno chiesto, abituati a leggere i gesti e le parole degli altri con lo stesso peso e valore che gli assegneremmo noi.
e nella maggior parte dei casi a me va benone..perchè per il principio “la misoginia non è reato, la misantropia un diritto”, ho piu’ o meno la stessa socialita’ di un crotalo messo alle strette e impaurito, per cui la miglior difesa è l’attacco. anche se ci smena parecchio.
quando va meglio sembro piu’ un riccio…che ha un sacco di aculei..ma tanto a tutti fotte solo del “musino” , si accarezzano gli aculei giusto per dire ”che strana sensazione” e fare un sorriso.un sorriso egoista. il riccio lo sa.
ma anche i ricci, nel loro piccolo, hanno una socialita’… e talvolta vedono i propri simili..e cercano di instaurare qualcosa di piu’ di un “dai accarezza gli aculei, fai un sorriso…e poi evita se riesci di investirmi con la macchina. grazie” che gia’ è molto per un riccio. non essere investito, intendo.
e io mi sento un po’ come un riccio che ha interagito per molto tempo con un proprio simile, e non si è accorto che stava parlando con una spazzola. uno spazzolino del cesso, per la verita’.
quindi la colpa dell’origine di tutto sto incazzo che ogni tanto emerge..è solo mia.
tra l’altro le conseguenze coincidono con una mia paura, una paura che mi accompagna da qualche anno e che per quanto riesca a moderare nei degeneri c’è..e riaffiora, e si palesa.
insomma è tutto qui. ora ricomincio la mia giornata. riflettendo sul risultato di queste mie semi-conclusioni.
e lo faccio mandando un attimo in vacca tutto con una perla filosofica:
FORZA INTER
dai dai dai diomadonna® che si va in finale! su!
p.s. e comunque un vaffanculo lo dedico e lo penso eh. perchè il riccio è introspettivo, ma non coglione, e si incazza come un riccio, appunto -